Calabria

Posted on Domenica 30 Agosto 2009

Calabria. Terra meravigliosa, antica. Gli occhi finalmente si rilassano, nei colori poco contrastati dell’erba secca, le case in mattone ancora da finire, i cactus lungo la strada, l’asfalto sbiadito dal troppo caldo.
Il tempo scorre lento, ritmato da pappe da preparare e necessità di ripararsi dal sole di mezzogiorno, e poi sagre, davidino che impara a camminare e samu a nuotare. Sereni, leggeri, in questo nostro forzato essere adulti. Non desidero altro che questo, questo magnifico e semplice oggi, il rumore del mare sui sassi, i loro sorrisi, le melanzane e i pomodorini di chiara, l’ovetto di micu e il sottofondo costante della fontana sotto casa. Tutto è ora, la vita stessa, non c’è nemmeno più bisogno di buddha o di angeli. Il cielo sopra di noi, l’acqua che da sdraiati attutisce il rumore intorno, le mani sott’acqua colore del sole: e questo è dio, oggi, la magnifica, puntuale e matura preghiera di ogni giorno.

E’ ora che tutto riprende la sua dimensione, in questo ritaglio di tempo fuori dal mondo e dal tempo altrui. Al mattino ci alziamo presto, più o meno quando davide decide di piangere o samuele che è ora di andare a comprare le brioche appena sfornate da lisa. Allora, gli uomini escono e io preparo la colazione, yogurt corn-flakes e caffé per me, latte caldo per samu, the per leo e un biberon di latte tiepido e biscotti per davide - che regolarmente avanza tutto il biberon e mangia tutto quello che trova sul tavolo.
Poi c’è il momento dell’uscita, io e leo ci siamo ritagliati dei ruoli fissi senza esserci messi d’accordo: lui asciugamani in borsa, vestiti ai bimbi e borsa frigo, io lavaggio piatti, vestiti e domande finali: hai preso questo, hai preso quelllo?
Arriviamo in spiaggia verso le nove, siamo quasi i primi, c’è giusto vasile che pulisce la spiaggia e che si lancia verso il nostro ombrellone non appena ci vede. Credo che sia rumeno, ma a forza di lavorare in spiaggia si è abbronzato come un senegalese. Abbiamo scelto l’ultimo ombrellone della quarta fila, giusto quello che si affaccia sul vuoto che c’è tra il nostro campeggio e il motel faro. Nemmeno siamo arrivati che samu mi chiede, “mamma tiriamo fuori i nostri huntik?” e io gli dico “i miei dormono fino alle 10, sono laggù nel gommone” e lui “ma perché li mandi sempre in discoteca alla sera?”…
Così Samu si butta a mare con leo, e davide butta l’occhio sulla borsa frigo e comincia a mangiare cracker, crostatine al rosmarino e succhi di frutta, più o meno fino a mezzogiorno. Samu in acqua è stupendo, quest’anno con la sua mascherina gialla ha imparato finalmente a stare a galla, si fa lanciare in enormi tuffi da leo e fa pure qualche mezza capriola al contrario. E’ bellissimo immergersi qui: sott’acqua ci sono pesci a centinaia.
Arrivano i 4M e noi ci alziamo per tornare a casa: sono le 11,30. Pranziamo con la verdura di chiara e la carne dei gelsomini e poi dadi si addormenta al piano di sopra e samu sotto con leo, mentre guardano gli huntik.
Ore 17 di nuovo mare, ma questa volta al motel faro, dove ci aspettano i minniti boys: emanuele, leonardo, il cuginetto americano, niccolò. I bimbi giocano agli huntik e si buttano a mare liberi, io e dadi ce ne stiamo al sole a buttare le pietre nel secchio pieno d’acqua, leo riesce a ritagliarsi qualche minuto per correre. E poi c’è quel momento stupendo che è il tramonto, con il sole che si sposta lentamente dietro le palme che nascondono le docce dalla strada, il cielo da azzurro diventa rosa e grigio, perfino il rumore del mare sembra che cambi. Risaliamo sul nostro bolide, come lo chiama samu, una vecchia peugeot scassata degli anni sessanta e si risale in paese. Samu va a farsi la doccia da solo e urla che non vuole lo shampoo che fa i capelli sciolti e fluenti, leo butta davide nel lavatoio di sopra e gli dà una spazzola per vestiti come macchinina, io cucino e se riesco mi lavo.
Dai piatti al dopocena è un attimo e alla fine qualcosa da fare cè sempre: la paseggiata a siderno, una qualche sagra del cibo, un concerto o una fiera, un giro da chiara. In tutta la vacanza siamo stati a casa solo una sera! La casa di legno ci aspetta fresca per le 11/mezzanotte, grazie all’aria condizionata prevista da nonna lucia: è finita un’altra semplice e meravigliosa giornata per noi.

Tornati a Torino riguardiamo le foto di un anno fa: come eravamo GIOVANI!
Un viso da bambini, più affilato, meno rughe… nessun peluzzo bianco… Come può essere accaduto tutto questo invecchiamento in UN SOLO ANNO? Lo sappiamo bene come… quanto sofferenza concentrata… forse quella che il cielo ci ha risparmiato in 33 anni… diciamo, la crocifissione in cui tutti prima o poi si passa: la morte dei genitori… Eppure, se mi volto indietro, potendo scegliere tra la me stessa di un anno fa e quella di ora - dentro dico - senza dubbio scelgo ORA. Avrò certo più rughe, il viso più scavato… ma dentro ho un’altra, più MATURA CALMA. La calma di chi ha visto in faccia ciò che ha sempre TEMUTO, e anche qualcosa di più che temuto… La vita ha un altro sapore ora, è più completa…


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