Quel disperato orticello

Posted on Sunday 22 April 2007

E’ come un senso di vuoto - di non senso. Chissà se anche gli altri lo provano. E’ come un vortice spaventoso, che toglie il velo e insieme il senso. Accade talvolta, e l’anima ne risulta impaurita, secca, arida. E’ l’anima che invecchia, penso allora, è l’anima annoiata da troppe soprese, satura di stupori, nauseata da emozioni sempre più fievoli. Forse quelle sensazioni sono le prime rughe dell’anima, i primi veri solchi. Dov’è l’antusiasmo? Il cuore lo sa, lo sa che è tutto da amare e da apprezzare, che abbiamo molto, moltissimo. Ma anche questo vivere “in fortuna” non è perfetto, perché è accompagnato da un sottofondo incessante e leggero di paura, paura che qualcosa cambi, che succeda qualcosa, mentre intorno, quei maledetti tg e giornali ci raccontano in continuazione che qualcosa di orrendo sta succedendo e che questo qualcosa ci alita intorno. Voler essere felici oggi è come coltivarsi un orticello biologico sul bordo dell’autostrada; non si può restare immuni da quello che ci capita intorno - dalla paura, dalla sofferenza, dalla povertà, dalle lacrime, dalla morte, dalla violenza, dall’emarginazione. La mia anima è arida in questi giorni, il mio volto non sorride, fatico a giocare la stessa parte nella rappresentazione quotidiana. Vorrei trovare un appiglio, un punto su cui fare forza per farmi e fare forza. Ma questo punto non lo trovo, c’è una sorta di tristezza generale in espansione, mentre tutto scorre apparentemente uguale, mentre si moltiplicano le incomprensioni. E la cosa strana è che un motivo di tutto ciò non lo trovo, o se non uno sono mille i motivi. Nel profondo, nelle profondità dello spirito - a quanto pare siamo soli. Là nessuno ci arriva, è così buio. Vorrei ritrovare la dimensione del sogno e della speranza che nel tempo so perdendo sempre più. A volte mi pare di non aver nemmeno voglia di iniziare un sogno perché so già dove va a finire. Il fatto è che più si vive e più ci si conosce. E toccare con mano i propri limiti, sapere già i percorsi che farà la proria anima/psiche per certi versi è desolante. Siamo dotati del libero arbitrio, sì… ma non di libero spirito. Il libero abitrio ce lo abbiamo all’interno della gabbia del nostro spirito, che sempre e comunque si muoverà all’interno dei paletti del nostro carattere e delle nostre paure. Vorrei poter migliorare dal profondo, poter mutare dentro. Ma quando penso al SENSO che altri potrebbero insegnarmi, faccio i conti con il MINDFUCKING, con quel sottile processo di condizionamento a cui quotidianamente siamo sottoposti. Dov’è questo SENSO, dov’é? Forse siamo davvero nell’epoca dell’individuo solo (e disperato) contro TUTTI. Non c’è più nulla che ci convinca a quanto pare, se non la stupida corsa all’edonismo. E’ una VITA sbagliata, una vita al contrario la nostra: deleghiamo gli affetti, deleghiamo le responsabilità, ci affanniamo per guadagnare e consumare subito dopo, e tutto scorre senza avere il tempo di GUSTARE NULLA. Io sono sempre più LENTA dentro e tutto questo fluire incessante di giorni e SAM che cresce e i nonni che invecchiano e la faccia che cambia, e i cambi armadi sempre più frequenti… Non riesco più a stare al passo con questa VITA. Tutto scorre troppo veloce e quand’anche si volesse lasciare un SEGNO, sarebbe un segno in corsa. Ma poi un SEGNO per cosa? Aveva ragione lui, TUTTO E’ VANITA’. E mentre la VANITA’ inseguiamo, la VITA SCORRE e noi la perdiamo, la PERDIAMO QUOTIDIANAMENTE.


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