spremuta creativa di una pubblicitaria webmaster freelance di torino

Archive for Dicembre, 2006

Il Direttore

Questa ce la siamo inventata in collaborazione con Due Monete per sponsorizzare Fox & Parker Group Torino: è un viral marketing che abbiamo messo su You Tube, parla di un direttore alle prese con un fornitore che non mantiene le promesse: Babbo Natale SpA…



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Nel 2030 saremo tutti più ricchi

“The number of people living on less than $1 a day could be cut in half, from 1.1 billion now to 550 million in 2030.” said François Bourguignon, Chief Economist and Senior Vice President, Development Economics, the World Bank.

Saremo TUTTI più ricchi nel 2030, lo ha detto la Banca Mondiale, che ha appena pubblicato il GLOBAL ECONOMIC PROSPECT 2007. Io, nel mio piccolo, non ho capito come sarà possibile. Nel 2030 un messicano o un turco vivrà come un italiano; cioè, mille euro al mese, tv, playstation e macchina a rate. Slittando noi dovremmo andare un po’ più verso gli americani. Gli americani forse vivranno già su marte. Il tutto grazie a questo grande way of life che è la globalizzazione, con un capitalismo che finalmente acquisterà un “senso storico”. La libertà dei commerci avrebbe vinto vinto sulla politica, secondo i grandi Signori del Mondo. Dal rapporto si evince che a stare peggio saranno i lavoratori poco qualificati delle città più ricche, che faticheranno a trovare lavoro a causa della concorrenza dei lavoratori dei Paesi più poveri. Dai paesi emergenti acquisteremo il 65% delle merci, contro il 40% attuale e il 15% degli anni ‘70. Ovviamente non per aiutarli, ma perché costano meno. Così come i lavoratori, d’altra parte. La popolazione dei Paesi poveri aumenterà: oggi in Africa vivono un terzo degli individui poveri nel mondo, nel 2030 saranno circa il doppio. Eppure incredibilmente coloro che hanno meno di due dollari al giorno dimezzeranno, passando da 2 miliardi a 800 milioni. In tutta questa altalena di numeri da finanza creativa che nemmeno Tremonti ai tempi d’oro, mi sono persa. Non ho capito se le profezie della Banca Mondiale sono basate su dati certi, o visioni alla Nostradamus. E soprattutto non ho capito chi starà peggio: sarà banale, ma anche Tom & Jerry lo sanno. Non eiste un sistema per cui TUTTI stanno meglio: nella lotta alle risorse c’è sempre qualcuno che ci rimette e qualcuno che le conquista. Qui invece TUTTI sono più ricchi: sarà banale, ma mi sa che il succo della questione è rimasto tra le righe del rapporto.


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Peter Singer all’amatriciana

Pensavo ieri sera, mentre a Borgo Dora ascoltavo Peter Singer sull’etica globale: se si candidasse lo voterei, lui sì che alimenterebbe un nuovo moto di speranza elettorale. Lui e i suoi animali da non mangiare, con i nostri stessi diritti; lui che se un bambino cade nell’acqua ci sporchiamo volentieri le scarpe nuove per salvarlo, ma che se dobbiamo non comprare le scarpe nuove per salvare un bambino dalla fame non lo facciamo; lui che se vogliamo possiamo farcela e cambiare le iniquità del pianeta e via tutti gli stati e staterelli. Per un attimo mi è venuta voglia di pensare alla politica come strumento per cambiare le cose: poi ho intravisto il nostro Peter Singer all’amatriciana, mr. Pecoraro Scanio. E ho pensato, forse mi indirizzerò lungo la strada dei Movimenti.


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Torino e il mal di media

Come sempre, i numeri mettono chiarezza: dopo un’altalena di dichiarazioni su Torino Violenta, Torino meno sicura, Torino in mano ai delinquenti, ecco le statistiche: i reati a Torino nell’ultimo anno sono DIMINUITI. Nel contempo però è aumentata la nostra PERCEZIONE dei reati, diciamo che ci SENTIAMO più INSICURI. Il “sentiment” sull’ordine pubblico ci sistema all’83° posto d’Italia, retrocessi di 13 posizioni rispetto allo scorso anno, quando eravamo al 70°. Con questi grandiosi numeri di fronte non possiamo che fare i complimenti ai giornalisti, al connubio giornalisti-politici e al grandioso marketing team di “Torino Violenta”: se ci diamo da fare, il prossimo anno possiamo superare Napoli (al 107° posto) e guadagnarci qualche prima pagina su Studio Aperto.


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L’Assurdo Riposo

Mi si è stretto il cuore a leggere di Alessio Ferramosca e Riccardo Neri, i due giovani calciatori Juventini morti per un’inverosimile tragedia al campo di Vinovo. Morti a 17 anni, mentre tentavano di ripescare un pallone. Risucchiati dalle acque gelide.
Non c’è mai un modo giusto per morire. Eppure certe morti sembrano più ingiuste di altre. Due ragazzi forti, nel fiore degli anni, alle porte dei sogni. Natale. La vita che finisce dopo una partita al pallone. Il pensiero ripercorre infinite volte quella tragica mezz’ora, un destino assurdo, sorretto dalla vana certezza di saperlo evitabilissimo. E’ un corto circuito dell’anima, spezzato dalle urla del padre di Alessio, che al CTO chiama da tre giorni suo figlio nella speranza che si risvegli, e accompagnato dalle parole del cappellano dell’ospedale che oggi invoca pubblicamente Dio, sfinito dalle domande dei fedeli… Perché Dio, perché?
Inutile ripetere che siamo piccoli di fronte alle domande della Vita. Forse siamo piccoli nella routinaria miseria quotidiana, siamo piccoli quando sprechiamo vita di fronte alla tv, o quando trasformiamo i sentimenti in reality, merce di scambio, compromessi. Ma quando il dolore ci tocca diventiamo improvvisamente grandi, la carne torna a far male, la farsa della VITA si scoperchia e ci mostra tutto ciò che ha senso e ciò non lo ha. Cio mostra all’improvviso quanto sprechiamo del tempo che ci è concesso, ci mostra che non c’è una giustizia nel morire, che non passano prima gli anziani - nemmeno per gentilezza. Si muore, si muore e basta. Si muore anche di morte assurda - e tutti i nostri sogni, le speranze, le cose non dette, la vita non vissuta, le emozioni soppresse - tutto finisce lì.
Non so se qualcuno ci aspetta dall’altra parte. Se c’è un disegno, un Dio, una nuova vita da ricominciare. Nel mio PICCOLO credo che Qualcosa di diverso da qui ci sia, comunque.

Alessio, Riccardo, spero che in questo momento vi troviate in un posto migliore di questo e che in qualche modo possiater comunicarlo ai vostri genitori, in preda ad un dolore troppo grande per noi che siamo così piccoli.

L’eterno riposo
dona loro, o Signore
anche se a 17 anni
forse non erano ancora stanchi.


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