Tempo di shopping per l’Altra Torino
L’Altra Torino, quella che non ha trovato posto tra ville, condomini e luci di Natale, è già partita con i saldi: in Piazza Carlo Felice, proprio di fronte alla stazione Porta Nuova, alcuni Robin Hood in versione romena hanno messo su un supermercato a cielo aperto dove vendono a poco prezzo merce di ogni tipo, sottratta senza consenso agli scaffali dei supermercati: prosciutti, salmone, scarpe di marca, jeans - con prezzi imbattibili che vanno da pochi centesimi a qualche euro. La cosa più cara è la giacca delle Olimpiadi, 10 euro. Il tam tam è girato in fretta e così ogni giorno un centinaio di persone, per lo più pensionati, vanno a fare acquisti con il loro portamonetine pronto. Dall’altra parte della città infelice invece, i saldi si fanno al Tossic Park: la cocaina a metà prezzo, realizzata con innovativi intrugli chimici attira le attenzioni della comunità piemontese del buco con la disperazione intorno. Intanto Chiamparino ha cambiato idea e la festa in Piazza Castello la farà: sotto le stelle della città sabauda festeggeremo l’ingresso della Romania nell’Unione Europea, in gemellaggio con Bacau. E’ stata la Romania a sceglierci come luogo di festa, insieme ad altre città europee e non è difficile capire il perché. In Piemonte vivono attualmente oltre 60 mila romeni, di cui 25mila a Torino. Ci hanno scelto perché dicono che crediamo molto nei valori dell’integrazione.
Ogni tanto mi chiedo se anche i nuovi arrivati ci credano: la sensazione, detto da una che vive la periferia di Torino a più alto tasso di immigrati, è che più che di integrazione si tratti di ghetti. Come se ci fossero due città: la Torino dei torinesi, sempre più piccola. E la Torino degli stranieri, fatta da una miriade di etnie parallele che cercano di arrangiarsi a vivere alla meno peggio. I più “fortunati” diventano imprenditori: gestiscono tutti i banchi dello storico mercato di Porta Palazzo e poi ristoranti cinesi, kebab, negozi di vestiti discount, bancarelle più o meno legali di cd e collanine. I mediamente fortunati trovano i lavori che gli italiani non amano: le donne fanno le badanti agli anziani, gli uomini vanno a fare il benzinaio, i turni in fabbrica, la raccolta della frutta nelle campagne. Quelli per nulla fortunati, o quelli per cui la strada migliore è sempre la più veloce, si arrangiano per le vie illegali: vivono a Torino spacciando droga, gestiscono il mercato della prostituzione, compiono furti e, perché no, improvvisano supermercati a cielo aperto di roba rubata. Possono malmenarsi in pieno centro nell’ora di punta e derubare commercianti quando i negozi sono pieni di gente, come certi di un’immunità speciale.
Un excursus banale per ricordare a tutti che la comunità degli stranieri a Torino - come nelle altre città d’altra parte - oltre che vasta è complessa. Variegata quanto basta per dare un po’ di ragione a tutti: un po’ a quel sindaco visionario che giubila a ogni dove per la nostra capacità di integrazione - più o meno forzata - e la festeggia con danze, cibo e bande musicali. E un po’ anche ai torinesi vecchia maniera che adesso vivono un po’ meno tranquilli e che hanno paura di uscire di sera.
Alla Torino e all’Altra Torino: Buon 2007.
Dicembre 29th, 2006 |
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