“The number of people living on less than $1 a day could be cut in half, from 1.1 billion now to 550 million in 2030.” said François Bourguignon, Chief Economist and Senior Vice President, Development Economics, the World Bank.
Saremo TUTTI più ricchi nel 2030, lo ha detto la Banca Mondiale, che ha appena pubblicato il GLOBAL ECONOMIC PROSPECT 2007. Io, nel mio piccolo, non ho capito come sarà possibile. Nel 2030 un messicano o un turco vivrà come un italiano; cioè, mille euro al mese, tv, playstation e macchina a rate. Slittando noi dovremmo andare un po’ più verso gli americani. Gli americani forse vivranno già su marte. Il tutto grazie a questo grande way of life che è la globalizzazione, con un capitalismo che finalmente acquisterà un “senso storico”. La libertà dei commerci avrebbe vinto vinto sulla politica, secondo i grandi Signori del Mondo. Dal rapporto si evince che a stare peggio saranno i lavoratori poco qualificati delle città più ricche, che faticheranno a trovare lavoro a causa della concorrenza dei lavoratori dei Paesi più poveri. Dai paesi emergenti acquisteremo il 65% delle merci, contro il 40% attuale e il 15% degli anni ‘70. Ovviamente non per aiutarli, ma perché costano meno. Così come i lavoratori, d’altra parte. La popolazione dei Paesi poveri aumenterà: oggi in Africa vivono un terzo degli individui poveri nel mondo, nel 2030 saranno circa il doppio. Eppure incredibilmente coloro che hanno meno di due dollari al giorno dimezzeranno, passando da 2 miliardi a 800 milioni. In tutta questa altalena di numeri da finanza creativa che nemmeno Tremonti ai tempi d’oro, mi sono persa. Non ho capito se le profezie della Banca Mondiale sono basate su dati certi, o visioni alla Nostradamus. E soprattutto non ho capito chi starà peggio: sarà banale, ma anche Tom & Jerry lo sanno. Non eiste un sistema per cui TUTTI stanno meglio: nella lotta alle risorse c’è sempre qualcuno che ci rimette e qualcuno che le conquista. Qui invece TUTTI sono più ricchi: sarà banale, ma mi sa che il succo della questione è rimasto tra le righe del rapporto.