E’ quanto propone Giuseppe De Rita, segretario del Censis, di fronte all’ondata di criminalità che sembra aver invaso all’improvviso la città di Torino. Per chi si fosse perso le precedenti puntate, siamo stati fino alla primavera città Olimpica (ora non lo siamo più, la neve e la CNN hanno snobbato le nostre montagne); fino all’autunno siamo stati città dell’integrazione (con Terra Madre e simili); ora, in attesa di un nuovo evento che sappia dirci chi siamo, siamo diventati CITTA’ VIOLENTA. E così, sulla Stampa di oggi ci sono i bambini che si “riappropriano” del Tossic Park, i profughi del Darfur sotto il Comune e un anteprima tra le righe sulle baby gang di cui presto sentiremo parlare. Al che prende la parola il segretario del Censis: “a Torino servono più preti, assistenti sociali, iniziative di quartiere, feste di piazza, centri anziani”. E sarebbero questi gli strumenti della presunta integrazione? Questa sera proverò a chiederlo ai ragazzi rumeni accampati sotto casa mia: ragazzi, vi andrebbe di fare due chiacchiere con un prete o di partecipare a una bella festa di via o di darci i vostri nonnetti che li portiamo al centro anziani? Sono certa che ne saranno entusiasti. Poseranno la birra, la loro unica e consolazione e come tanti topini dietro al pifferaio seguiranno il nostro consolatorium. Ma forse ho frainteso le parole del dott. de Rita: forse intendeva dire che feste di via e di piazza servono a scacciare i tossici e i delinquenti da certe zone. Sì, il problema però è che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto trasloca: li cacciamo da Porta Palazzo e vanno al Quadrilatero; li cacciamo dal Quadrilatero e vanno al Valentino e poi a San Salvario e poi alla Colletta e poi al Tossic Park, in un odissea senza confini che non aiuta a guardare oltre le siringhe del proprio giardinetto.