spremuta creativa di una pubblicitaria webmaster freelance di torino

GAME OVER

E così da un crepa si genera la frattura, è quasi inevitabile. Nocuranza dopo noncuranza. In silenzio. I tarli scavano le radici. Finché un giorno, in mezzo a una strada, vicino a una - fino ad allora - anonima fermata di tram, ci si lascia. E’ in quel momento, in quell’esatto e drammatico istante, che tutto viene a galla. Mi chiedo, ma dove stava prima questo tutto? Come facciamo a tenerci tutta ’sta roba dentro? E’ incredibile quanta roba ci stia dentro gli sgabuzzini dell’anima. E’ che poi, alla fine, non c’è un torto o una ragione. E’ solo una gara a chi, in quel momento, riesce a dire più cattiverie. Stavolta mi è toccata la parte della cattiva anche senza dire cattiverie. E adesso che ne sarà di tutto que che si è costruito insieme? Rompere i rapporti di lavoro è anche peggio che finire le storie d’amore, ci sono interessi meno poetici in gioco. Anche se, a dire il vero, l’amicizia è la parte che continua a far più male di tutta questa storia. La fine dell’amicizia, inevitabilmente connessa alla fine del tutto. Sono stata egoista? Sì, lo sono stata. Forse non avremmo mai dovuto iniziare quel maledetto pomeriggio di ottobre, sul balcone, due anni fa. Già, proprio ottobre, solo che era il 6. E’ così che festeggiamo gli anniversari noi, ci lasciamo. Questa volta credo sarà davvero definitiva. Anche perché poi, non me ne vogliano quelli che aggiustano i vetri, le crepe non portano a nulla di buono. Sono una promessa che il tempo mantiene, sempre. Ho badato alla mia vita, adesso, al mio futuro professionale. Forse per l’ennesima volta, mi sono arresa, come una piccola ballerina che cade. Ma a me non è sembrata una resa, piuttosto una scelta. Forse un ennesimo cambiamento di obiettivi. Non dovrei contornarmi di persone che mi seguono per raggiungere una metà. Dovrei dirglielo che, quasi inevitabilmente, a metà strada o anche prima, seguirò un altro percorso, questo insolito davvero. Seguo gli istinti e il miglioramento professionale, per questo sono condannata a lavorar da sola. Il dramma in tutto ciò e che nemmeno mi accorgo dei morti che provoco intorno a me con un semplice cambio di traiettoria. Sono così convinta che le persone possano adeguarsi e seguire la propria strada automaticamente, che non percepisco il senso di colpa. Il senso di responsabilità delle mie scelte. Una volta il grande GURU mi ha fatto pensare al concetto di decidere: de-cidere=tagliare. Tagliare. Io non so farlo molto bene. Sto sempre lì a tenere i piedi in due o tre scarpe, per non far male a nessuno. Salvo poi per il fatto che nulla di queste mediocri piccole re-cisioni, non portano da nessuna parte. De-cidere, tagliare i ponti. Per non tornare più. D’altra parte chi troverei al ritorno? Solo persone risentite, chiuse al diaologo. Proprio come lei. Ho scelto ALTRO per la MIA vita. Una scelta EGOISTA. Nel senso che riguarda il mio EGO, la mia VITA. Allora sì, è una scelta egoista. Lo so che ci eravamo dette altro, chevolevamo arrivare altrovecon il nostro sogno. Con la nostra scommessa. Ebbene, questa scommessa l’abbiamo persa. Dopo 2 anni non ci sono più dubbi, non abbiamo le palle per sostenerla. Non sarà un senso di colpa allo stato puro, ma un leggero fastidio, qui in mezzo al petto, lo sento. Un sospiro di qualcosa di buttato via, un leggero rimorso, col retrogusto di inevitabile. Questa volta è davvero finita. Ci sarà solo più da definire il dettaglio formale per portare avanti il progetto. Chi si tiene cosa. Ma il resto, l’amicizia, il sogno , la…scommessa, è terra bruciata. GAME OVER.


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