Hanno uno strano sapore le feste. Più cresci e pù si svuotano, o meglio, si riempiono di vuoto. Prendiamo la Pasqua. Tutti a comprare uova - rigorosamente tutti le stesse, quelle della kinder per non sbagliare - a scambiarsi uova i cui punti di arrivo alla fine sono due: o il contenitore della cioccolata, in cui le uova rotte vengono deposte prima di andare a male; il riciclaggio, utilizzo per il quale occorre avere un po’ di accortezza per non incorrere in imbarazzanti errori. E quindi cibo, cibo, cibo, e in un tre giorni si ingurgitano più calorie che il terzo mondo in tre anni. Finalmente tra sette minuti sarà martedì e potremo considerare queste assurde feste finite e rilassarci al lavoro. Che sia pure con chi vuoi la Pasqua, ma uscire dal reticolato uova-agnello-auguri-sorpresa è davvero difficile. Che poi, la vera sorpresa, sarebbe non regalarselo proprio l’avulso uovo.