Qualcosa è cambiato

Ho capito che il tempo ed insieme “qualcosa” era cambiato, quando hai deciso che avresti dormito dai nonni. Ci hai salutati e noi - increduli - sul pianerottolo - a dirci, adesso scompariamo per 5 minuti e quando torniamo starà piangendo. Abbiamo resistito meno di un minuto e ci siamo presentati alla porta pronti a consolarti. Ma tu non piangevi affatto. Stavi facendo il letto con la nonna, cercavi le lenzuola nell’armadio. Poi ti sei addormentato sereno e ti abbiamo portato a casa che dormivi, avvolto in un plaid, sotto una leggera pioggerella di mezzanotte. E’ in quell’esatto momento che ho capito che “qualcosa” era cambiato, e che sarebbe cambiato sempre più con il passare del tempo. Che quei pianti, che sempremeno fai sulla porta quando i nonni ti portano via da mamma, un giorno li farò io. E tu te ne andrai, fiero e adulto. Perché, come la mamma oggi, avrai altro da fare. Forse proverai un leggero malessere, ma chiuderai la porta e - come la mamma oggi - penserai, tanto adesso si distrae e non ci pensa più. E invece qualcosa si lacera, ad ogni porta che si chiude, ad ogni pianto inascoltato. Finché un giorno non senti più nulla ed allora sei libero. E scegli di non tornare a casa, anche se hai solo 19 mesi.
Febbraio 02nd, 2006 |
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