Attesa

Senso di attesa, paura. Non è forse già l’attesa della sofferenza, sofferenza in se stessa? Non voglio pensare alla morte, non voglio pensarla possibile. Non la mia, quella no, o ci sono io o c’è lei, come diceva qualcuno. E’ la morte delle persone amate che temo, che mi terrorizza. Anche se, come dice lui, fa parte della vita, è naturale. Naturale, già. si vive e si muore. Come se non avessimo un’anima. Dei ricordi, delle speranze, dei desideri. Come se non fossimo fatti d’aria e di poesia, ma solo di carne, destinata a passare. Si vive e si muore, e io al solo pensiero, questa notte non riesco a dormire, è l’una e un quarto e sono qui a scrivere, ad aggiornare siti. A fare qualsiasi cosa che mi allontani dal vuoto e dal silenzio. Io non voglio, e allora, come da bimba, vorrei fosse possibile una preghiera, un voto, una promessa, vorrei che quel dio silenzioso accettassa ancora una volta di farmi felice, di allontanare la sofferenza. Tanto prima o poi succederà, dice lui sempre più crudo e io sempre più spaventata dico, no. Preferisco morire io stessa, pensavo da piccola, ed ero già piccola piccola quando simili pensieri si affacciavano alla mente, tra una barbie e un cartone animato. Adesso sono grande, dovrei aver capito, accettato. Adesso non posso nemmeno più desiderare di scomparire io stessa per non vedere andar via. Non posso più desiderarlo, adesso sono madre a mia volta. E così non resta che questo senso indefinito, angoscioso di attesa. Che non so come risolvere, perché né la parola, né la ragione possono qualcosa. Solo la preghiera, la speranza. Come da piccola, la preghiera, la speranza.
Gennaio 10th, 2006 |
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